Ci sono città che custodiscono la propria memoria esclusivamente all’interno dei musei o nei solenni profili dei grandi monumenti. Ve ne sono altre, invece, che preferiscono restituirla quotidianamente al passante, intrecciandola al tessuto vivo della città: nei nomi delle piazze, nelle targhe di marmo affisse agli angoli delle strade, nelle facciate dei palazzi nobiliari o nelle dimore più discrete.
Forlì appartiene a questa seconda categoria. Chiunque passeggi per il suo centro storico si rende conto ben presto di attraversare un’imponente mappa della memoria. Non si tratta soltanto della Forlì medievale, dominata dall’eredità degli Ordelaffi e dalla figura di Caterina Sforza, né unicamente della raffinata capitale artistica del Rinascimento o della città razionalista del Novecento. Esiste una Forlì ottocentesca viva e appassionata: la città dei cospiratori e dei carbonari, dei giovani volontari accorsi sotto le insegne garibaldine, dei pensatori repubblicani e degli uomini di scienza che contribuirono in modo determinante alla nascita dell’Italia unita.
Ben 36 tra vie, piazze e piazzette del centro storico di Forlì sono esplicitamente intitolate a personaggi, battaglie, società segrete e ideali del Risorgimento. In nessun’altra città della Romagna la toponomastica urbana parla in modo così corale e partecipe del processo di unificazione nazionale.
Attraverso questo itinerario guidato — strutturato come una passeggiata topografica a piedi divisa per quartieri e assi viari — riscopriremo il volto risorgimentale di Forlì. Un viaggio tra le testimonianze storiche di figure universali come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, affiancate dai grandi patrioti nati all’ombra di San Mercuriale: Aurelio Saffi, Piero Maroncelli, Achille Cantoni e Antonio Fratti.
Qui si fa l’Italia o si muore
Giuseppe Garibaldi
Il contesto storico: perché Forlì fu una capitale del Risorgimento
Per comprendere il profondo legame tra la città e la causa unitaria è necessario arretrare al quadro politico dell’Ottocento. Per secoli Forlì e la Romagna avevano fatto parte dello Stato Pontificio, un’amministrazione percepita come illiberale, conservatrice e inadeguata di fronte alle spinte di modernizzazione che attraversavano l’Europa.
L’arrivo delle truppe napoleoniche sul finire del Settecento portò un profondo sconvolgimento istituzionale, introducendo nuovi codici normativi, concetti di cittadinanza e un’inedita struttura amministrativa. Con la Restaurazione del 1815 e il ritorno del governo papale, tuttavia, la stasi politica tornò a dominare la regione, accendendo la scintilla della protesta e della cospirazione clandestina.
La Romagna divenne immediatamente uno dei terreni più fertili d’Italia per lo sviluppo delle società segrete. La Carboneria vi radicò capillarmente, trovando adesioni trasversali tra la borghesia delle professioni, gli studenti, gli intellettuali e gli artigiani. Forlì fu al centro dei moti rivoluzionari del 1820-1821 e, in modo ancora più incisivo, delle insurrezioni del 1831, quando la città partecipò all’esperienza delle Province Unite Italiane, sfidando apertamente la sovranità temporale del Papa.
Negli anni Quaranta dell’Ottocento, l’influenza del pensiero di Giuseppe Mazzini diede una direzione politica più matura e unitaria alle aspirazioni dei patrioti locali. Quando nel 1848 scoppiarono le guerre d’indipendenza e nel 1849 venne proclamata la Repubblica Romana, la gioventù forlivese rispose con un entusiasmo straordinario, inviando volontari al fronte e fornendo uomini di primissimo piano al governo repubblicano.
La svolta definitiva arrivò nel giugno del 1859: con la ritirata delle truppe austriache e dei legati pontifici, la Romagna proclamò la fine del dominio papale, votando poco dopo l’annessione al Regno di Sardegna guidato da Vittorio Emanuele II. Quando nel 1861 nacque ufficialmente il Regno d’Italia, Forlì entrò a far parte del nuovo Stato con un bagaglio eccezionale di sacrifici, idee e figure simboliche.
1. Da Corso Garibaldi alla grande Piazza: idee, cospirazioni e la casa natale di Saffi
Il nostro itinerario prende il via lungo Corso Garibaldi, storicamente uno dei grandi assi di attraversamento della città antica, dove le architetture rinascimentali e medievali dialogano con i rinnovamenti edilizi dell’Ottocento. Questa prima tappa permette di mettere a fuoco la fitta rete di idee, cospirazioni clandestine e fermenti ideologici che animarono Forlì.
Imboccando Via Giovine Italia, il pensiero corre immediatamente all’associazione politica fondata a Marsiglia da Giuseppe Mazzini nel 1831. Con la Giovine Italia si superò la segretezza elitaria e rituale della Carboneria a favore di un programma chiaro, pubblico ed esplicito: fare dell’Italia una repubblica una, indipendente e sovrana. Il mazzinianesimo trovò a Forlì un terreno straordinariamente ricettivo, capace di plasmare intere generazioni di giovani.
A pochi passi incrociamo Via Giovita Lazzarini. Nato a Forlì nel 1813, Lazzarini fu una figura chiave del patriottismo locale e nazionale. Giurista e uomo politico di vasta cultura, partecipò attivamente agli eventi del 1848 e del 1849, venendo chiamato a ricoprire l’altissimo incarico di Ministro di Grazia e Giustizia durante l’esperienza della Repubblica Romana. Il suo contributo nell’amministrazione e nella tutela dei diritti civili del neonato governo repubblicano testimonia la statura intellettuale della classe dirigente forlivese dell’epoca.
Proseguendo lungo le traverse del corso ci si imbatte in Via Carlo Cattaneo, intitolata al grande pensatore lombardo, anima delle Cinque Giornate di Milano del 1848. Cattaneo rappresentò l’anima repubblicana e federalista del Risorgimento, sostenendo che l’unità italiana si sarebbe dovuta fondare sull’autonomia dei comuni e delle regioni, valorizzando le specifiche identità locali anziché accentrare il potere.
Il cuore del percorso: Via Albicini 25
Raggiungendo Via Albicini, la passeggiata tocca uno dei suoi punti storici più emozionanti: al numero civico 25 si erge la casa natale di Aurelio Saffi, nato a Forlì il 13 ottobre 1819.
Aurelio Saffi è indubbiamente la figura politica risorgimentale più illustre legata alla città. Formatosi agli studi giuridici a Ferrara e Roma, Saffi abbracciò precocemente l’ideale mazziniano. Durante la Repubblica Romana del 1849, la sua statura morale e politica lo portò a essere eletto membro del Triumvirato esecutivo insieme a Giuseppe Mazzini e Carlo Armellini. Di fatto, Saffi fu l’uomo che condivise con Mazzini la guida politica della più avanzata esperienza democrazia del Risorgimento italiano.
Dopo la caduta di Roma, travolta dall’intervento delle truppe francesi, Saffi visse lunghi anni di amaro esilio in Svizzera e in Inghilterra, dove continuò a lavorare al fianco di Mazzini per la causa italiana, insegnando anche lingua e letteratura italiana all’Università di Oxford. Rientrato in patria dopo l’Unità, fu deputato del Regno, docente universitario a Bologna e infatigable custode della memoria e delle opere di Mazzini. Il suo legame con Forlì non si interruppe mai, rimanendo fino alla morte (avvenuta nel 1890) il punto di riferimento morale e culturale della comunità.
L’area attorno al corso si arricchisce di altre intitolazioni suggestive:
- Via Ciceruacchio: intitolata ad Angelo Brunetti, il celebre popolano romano che guidò il popolo durante la Repubblica Romana e che, in fuga con Garibaldi verso Venezia, venne catturato e fucilato dagli austriaci insieme ai suoi giovani figli.
- Via Zauli Saiani: tributo alla memoria di un’altra importante famiglia patrizia e patriottica forlivese.
- Piazzetta dei Garibaldini: piazzetta raccolta che testimonia la fortissima presenza cittadina di reduci e simpatizzanti che risposero all’appello di Garibaldi in tutte le campagne militari dal 1848 al 1867.
In questo stesso settore urbano s’incontra anche Via Mameli, dedicata a Goffredo Mameli, il giovanissimo poeta genovese autore delle strofe del Canto degli Italiani (l’Inno nazionale). Mameli morì a soli ventun anni nel luglio del 1849 per le ferite riportate sulle mura del Gianicolo durante la difesa della Repubblica Romana: la sua figura divenne immediatamente il simbolo del martirio giovanile per la libertà.
2. Le donne del Risorgimento e i simboli dell’idealismo: verso Piazza Saffi
Avvicinandosi al cuore monumentale della città, l’itinerario tocca una serie di vie che pongono in risalto un aspetto spesso trascurato dalla storiografia tradizionale: il ruolo attivo, politico e civile svolto dalle donne nel processo unitario.

Un rilievo del tutto particolare merita Giorgina Saffi (nata Janet Craufurd). Figlia di un magistrato scozzese, conobbe Aurelio Saffi durante l’esilio inglese e ne sposò la causa ideale e politica. Donna di profonda cultura e immensa forza d’animo, Giorgina fu una figura centrale nel movimento femminile risorgimentale, impegnandosi nell’alfabetizzazione popolare, nella tutela delle lavoratrici e nella cura e sistemazione degli archivi mazziniani dopo la morte del marito e dell’amico comune Mazzini. La sua presenza a Villa Saffi (a San Varano) rese la dimora forlivese un punto di incontro primario per l’intellettualità democratica europea.
3. Piazza Saffi e Piazza XX Settembre: il teatro civile della città

Raggiungere Piazza Saffi significa fare ingresso nel palcoscenico civile di Forlì. Una delle piazze più ampie d’Italia, dominata dall’imponente abbazia di San Mercuriale e dai palazzi del potere cittadino, è stata testimone diretto di tutti i principali stravolgimenti storici dell’Ottocento e del Novecento.
Al centro esatto della piazza si trova il Monumento ad Aurelio Saffi. Inaugurata solennemente nel 1921 per celebrare la statura del triumviro, la statua in bronzo raffigura Saffi in piedi, in un’attitudine riflessiva ed elegante. Ai lati del basamento e nella concezione originale dell’opera compaiono riferimenti diretti agli ideali del 1849 e alle figure dei patrioti locali che legarono la loro vita a quella di Saffi, quali Achille Cantoni e Antonio Fratti.
Da Piazza Saffi bastano pochi passi per raggiungere Piazza XX Settembre. Il nome di questa piazza richiama la data fatidica del 20 settembre 1870, giorno della celebre Breccia di Porta Pia, con cui i bersaglieri entrarono in Roma ponendo fine al millenario potere temporale dei papi e proclamando la Città Eterna capitale del Regno d’Italia. Per una città che per secoli aveva subito il governo dei legati pontifici, l’intitolazione di questa piazza rappresentò la definitiva sanzione della propria modernità laica e civile.
Aurelio Saffi: l’uomo, l’amore di Giorgina e il monumento di Piazza Saffi

Arrivati in Piazza Saffi, vale la pena fermarsi qualche minuto davanti al monumento che domina il centro della piazza e conoscere un po’ meglio l’uomo a cui è dedicato.
Aurelio Saffi (1819-1890) nacque a Forlì il 13 ottobre 1819 in una famiglia nobile. Laureato in giurisprudenza a Ferrara, iniziò la professione a Roma, ma fu l’incontro con il pensiero di Giuseppe Mazzini a cambiare profondamente la sua vita. Da quel momento Saffi divenne uno dei più convinti esponenti del repubblicanesimo mazziniano.
La sua figura raggiunse il punto più alto durante la Repubblica Romana del 1849, quando, appena trentenne, fu chiamato a far parte del triumvirato che governò la Repubblica insieme a Mazzini e Carlo Armellini. Dopo la caduta della Repubblica, Saffi fu costretto all’esilio e visse a lungo tra Svizzera e Inghilterra, continuando a lavorare per la causa democratica e nazionale. A Londra conobbe Janet Craufurd, figlia di un magistrato scozzese, che sposò nel 1857 e che in Italia sarebbe stata conosciuta come Giorgina Saffi.
Il loro non fu soltanto un matrimonio, ma anche un sodalizio umano e politico. Giorgina era infatti una convinta mazziniana e partecipò attivamente alla vita politica e culturale del movimento democratico. Si interessò all’educazione, ai diritti delle donne e alle questioni sociali, sostenendo idee di emancipazione femminile molto avanzate per il suo tempo. Dopo la morte di Aurelio, nel 1890, continuò a custodire la memoria e l’eredità politica del marito e di Mazzini, mantenendo Villa Saffi, a San Varano, come luogo di conservazione di documenti, lettere e testimonianze della stagione risorgimentale.
Il rapporto tra Aurelio Saffi e Forlì è ancora oggi particolarmente evidente proprio qui, nel cuore della città. Piazza Saffi è infatti uno dei luoghi simbolo della memoria cittadina e il monumento dedicato al patriota ne rappresenta il fulcro.
Anche la storia della statua è significativa e piuttosto travagliata. Il monumento bronzeo, realizzato dallo scultore Filippo Cifariello, fu inaugurato nel 1921, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Saffi. Il patriota è raffigurato in posizione fiera e solenne, mentre sul basamento erano presenti riferimenti anche ad altri protagonisti del Risorgimento forlivese, tra cui Achille Cantoni e Antonio Fratti.
Il monumento, però, ebbe vita breve. Il 25 agosto 1944, durante i bombardamenti che colpirono Forlì nel corso della Seconda guerra mondiale, una bomba rimasta inesplosa esplose in piazza provocando la distruzione della statua.
Per quasi vent’anni il centro della piazza rimase quindi privo del suo monumento più rappresentativo. Fu soltanto nel 1961, durante le celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia, che la statua venne ricostruita e ricollocata al suo posto.
Oggi, guardando il monumento di Piazza Saffi, non vediamo quindi soltanto la figura di un patriota. Vediamo il simbolo di una memoria che Forlì ha voluto ricostruire dopo la guerra e che continua a raccontare una stagione fondamentale della storia italiana.
4. Palazzo Gaddi e il Museo del Risorgimento: custodi della memoria

Spostandoci verso la parte centrale del nostro tragitto lungo Via Piero Maroncelli, si giunge di fronte a Palazzo Gaddi, uno dei complessi storici più prestigiosi ed eleganti della città. Il palazzo ospita il Museo del Risorgimento “Aurelio Saffi”, tappa imprescindibile per chiunque desideri toccare con mano le testimonianze materiali della storia ottocentesca.
La nascita del Museo e il fondo Maroncelli
Il museo forlivese vanta un’origine del tutto particolare: nacque nel 1888 grazie alla generosa donazione fatta al Comune da Amalia Schneider Maroncelli, vedova del celebre patriota forlivese Piero Maroncelli. Quel nucleo primario di documenti, lettere e cimeli si è arricchito nel tempo fino a diventare una delle raccolte risorgimentali più importanti della Romagna.
Al suo interno il percorso espositivo si snoda attraverso sezioni dedicate a tre figure simbolo dell’epopea forlivese:
- Piero Maroncelli (1795-1846): Nato a Forlì, fu musicista, saggista e figura di spicco della Carboneria. Nel 1820 venne arrestato a Milano dagli austriaci insieme a Silvio Pellico. Condannato a morte, la pena gli fu commutata nel carcere duro nella fortezza dello Spielberg in Moravia. Fu proprio Maroncelli ad subire la drammatica amputazione di una gamba in prigione, un episodio commovente narrato da Pellico nelle sue memorie Le mie prigioni. La profonda amicizia tra Maroncelli e Pellico è testimoniata anche dalla presenza della contigua Via Silvio Pellico a Forlì.
- Aurelio Saffi: Il Museo conserva uniformi, scritti originali, corrispondenze private con Giuseppe Mazzini e la bandiera originale della Repubblica Romana del 1849.
- Achille Cantoni (1835-1867): Il giovanissimo eroe garibaldino forlivese, la cui vita e i cui cimeli militari rappresentano la testimonianza più diretta della partecipazione popolare ai combattimenti d’indipendenza.
Nelle vicinanze del palazzo si incrociano altre vie cariche di significato:
- Via Luigi Nanni: Intitolata a un altro convinto patriota locale coinvolto nei moti ottocenteschi.
- Via Solferino: Un chiaro riferimento storico alla cruenta Battaglia di Solferino e San Martino del 24 giugno 1859, scontro decisivo della Seconda guerra d’indipendenza in cui le truppe franco-piemontesi sconfissero l’esercito austriaco, aprendo la strada all’annessione della Lombardia e della Romagna.
- Via Carlo Matteucci: Scienziato di fama internazionale nato a Forlì nel 1811, Matteucci fu uno dei padri della fisica moderna e dell’elettrofisiologia, ma svolse anche un ruolo primario nel Risorgimento come senatore e Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia. La sua figura sottolinea come l’Unità d’Italia sia stata costruita non soltanto con le armi, ma anche attraverso il contributo di uomini di scienza, cultura e istituzioni.
5. Da Corso Mazzini alla memoria garibaldina: le storie di Cantoni e Fratti
Ritornando sul versante sud-orientale del centro storico lungo Corso Mazzini, l’itinerario mette a fuoco la straordinaria tradizione garibaldina di Forlì e i suoi giovani martiri.
Achille Cantoni: il ragazzo di Mentana
Via Achille Cantoni e la figura del patriota a cui è intitolata incarnano l’anima pura del volontariato garibaldino. Nato a Forlì nel 1835, Cantoni era un giovane pieno di entusiasmo che non esitò ad abbandonare la tranquillità della propria vita cittadina per arruolarsi con Garibaldi. Partecipò con immenso coraggio alle campagne del 1859 e del 1866. Il 3 novembre 1867, durante la Battaglia di Mentana — dove le camicie rosse cercarono disperatamente di avanzare verso Roma prima di essere fermate dalle truppe francesi dotate dei moderni fucili Chassepot — Cantoni cadde sul campo a soli 32 anni, difendendo lo stesso Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi pianse la sua morte e lo ricordò con parole di profonda commozione, consacrandolo tra i più luminosi martiri della Romagna.
Antonio Fratti e la continuità dell’ideale
Un’altra via cruciale è Via Fratti, dedicata ad Antonio Fratti. Nato a Forlì nel 1845, Fratti rappresenta la generazione risorgimentale successiva, quella che continuò a battersi per i principi di libertà anche dopo l’unificazione formale del 1861. Garibaldino nelle campagne d’indipendenza, fu intellettuale, scrittore e apprezzato deputato in Parlamento. Quando nel 1897 il popolo greco insorse contro l’Impero Ottomano nella guerra greco-turca, Fratti, ormai cinquantaduenne, volle arruolarsi come volontario nella brigata garibaldina guidata da Ricciotti Garibaldi. Morì heroicamante nel combattimento di Domokos, dimostrando come l’ideale della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli non avesse confini nazionali.
In questa medesima area urbana troviamo:
- Via Felice Orsini: Dedicata al rivoluzionario nato a Meldola nel 1819. Orsini fu protagonista della Repubblica Romana e autore nel 1858 del famoso attentato a Parigi contro l’imperatore Napoleone III. Convinto che l’eliminazione dell’imperatore avrebbe scatenato la rivoluzione in Francia ed Europa, fallì l’obiettivo e venne ghigliottinato; tuttavia, le sue lettere dal carcere mossero la coscienza di Napoleone III, accelerando l’alleanza franco-piemontese firmata a Plombières.
- Piazzetta Manara: In ricordo di Luciano Manara, il giovane ed elegante comandante dei bersaglieri lombardi che morì durante la difesa di Roma nel 1849.
- Via Marsala e Via Francesco Nullo: La prima celebra lo sbarco dei Mille in Sicilia nel maggio 1860, la seconda il patriota bergamasco compagno di Garibaldi, caduto poi nel 1863 combattendo al fianco degli insorti polacchi contro l’Impero Russo.
- Via dei Mille e Via Mentana: Due strade parallele che mettono simbolicamente a confronto l’apogeo del trionfo garibaldino (la vittoria dei Mille nel Sud Italia) e il momento più tragico e sofferto (il sacrificio di Mentana nel 1867).
6. Corso della Repubblica e la Forlì dello Stato unitario
Inolbrandoci lungo Corso della Repubblica, l’asse viario che collega Piazza Saffi con la zona della stazione e dei viali di circonvallazione, l’itinerario sfiora vie intitolate ai fatti e alle personalità della seconda metà dell’Ottocento, mostrandoci come la città abbia accompagnato la nascita dell’Italia moderna.

In questo tratto urbano la memoria risorgimentale si spinge fino al periodo post-unitario con Via Alessandro Fortis. Nato a Forlì nel 1841, Fortis prese parte da giovanissimo alle campagne garibaldine, per poi intraprendere una brillante carriera politica nelle file della Sinistra storica. Fu più volte ministro e giunse a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia tra il 1905 e il 1906, guidando tra l’altro lo storico processo di statalizzazione delle ferrovie italiane. La sua figura riflette il naturale passaggio di Forlì dalla fase del patriottismo militante e cospirativo a quella della gestione diretta delle grandi istituzioni dello Stato unitario.
7. Corso Diaz e l’orizzonte internazionale: le reti mazziniane
L’ultima tappa del nostro percorso urbano ci conduce lungo Corso Diaz, nell’area sud-occidentale del centro storico, dove incontriamo intitolazioni legate all’orizzonte internazionale del Risorgimento.
Incrociamo qui la già citata Via Sara Levi Nathan. La famiglia Nathan-Levi rappresentò uno dei perni fondamentali del mazzinianesimo internazionale. Sara Levi Nathan, donna d’immensa cultura e generosità, fornì supporto finanziario, logistico e morale a Giuseppe Mazzini durante i suoi difficili anni di esilio a Londra, aiutando a coordinare la propaganda repubblicana in tutta Europa. Suo figlio, Ernesto Nathan, avrebbe poi ricoperto la carica di celebre ed amato Sindaco di Roma tra il 1907 e il 1913.
All’estremità del corso si trova anche Via Miller. Questa intitolazione merita un cenno particolare di prudenza storica: mentre in molte enciclopedie il nome viene talvolta scambiato con figure estere omonime (come il patriota e ufficiale britannico Hugh Forbes o militari inglesi), a Forlì l’intitolazione appartiene alla memoria toponomastica locale e va contestualizzata attraverso i registri dell’archivio storico comunale, a riprova di come la ricerca storica d’archivio riservi sempre spunti di approfondimento.
Fuori dal centro storico: Villa Saffi a San Varano
Per chi desidera completare la conoscenza del Risorgimento forlivese, l’itinerario non può prescindere da una breve tappa fuori dal perimetro delle mura storiche, raggiungendo la frazione di San Varano.
Qui si trova Villa Saffi (già dimora dei coniugi Saffi), un luogo di straordinaria suggestione storica e paesaggistica. Immersa nel verde, la villa non fu soltanto la residenza estiva di Aurelio Saffi e Giorgina Craufurd, ma rappresentò un vero e proprio cenacolo politico e culturale. Tra le sue mura trovarono rifugio cospiratori, si tennero incontri clandestini del movimento repubblicano e vennero redatti articoli, scritti teorici e memoriali.
Oggi la villa è gestita come casa-museo: visitando i suoi interni è possibile ammirare lo studio originale di Aurelio Saffi, la ricca biblioteca, le stanze private e il parco secolare che la circonda, assaporando l’atmosfera autentica di un’epoca in cui le idee cambiavano la storia d’Italia.
Scheda pratica per la visita
Per organizzare al meglio questa passeggiata nella storia, ecco le informazioni utili:
- Tipologia di percorso: Itinerario cittadino a piedi, pianeggiante e accessibile a tutti.
- Lunghezza indicativa: Circa 3,5 km nel centro storico (esclusa la tappa esterna a Villa Saffi).
- Durata consigliata: 2 ore e mezza / 3 ore per la passeggiata urbana. Se si include la visita agli interni di Palazzo Gaddi (Museo del Risorgimento) corso garibaldi 96 e lo spostamento verso Villa Saffi, si consiglia di dedicare all’itinerario un’intera mezza giornata. NB i musei sono aperti al pubblico su appuntamento chimando la biblioteca dei Musei allo 0543 712659
Le tappe fondamentali imperdibili:
- Casa Natale di Aurelio Saffi (Via Albicini 25)
- Piazza Saffi e il Monumento ad Aurelio Saffi
- Palazzo Gaddi e il Museo del Risorgimento (corso Garibaldi 96)
- Villa Saffi (Frazione San Varano – richiede spostamento in auto/bus)
- itinerario street-art dedicato al risorgimento
La memoria di Giorgina Saffi continua: l’Associazione Giorgina Craufurd Saffi APS
C’è un modo ancora più bello per conoscere la figura di Giorgina Craufurd Saffi: incontrare chi oggi si impegna per mantenerne viva la memoria.
A Forlì è nata l’Associazione Giorgina Craufurd Saffi APS, realtà che porta avanti la conoscenza della patriota, intellettuale e femminista risorgimentale forlivese, cercando soprattutto di far conoscere la sua storia alle nuove generazioni.
L’attività dell’associazione non si limita quindi alla commemorazione di un personaggio storico, ma vuole riportare nel presente gli ideali e le battaglie di Giorgina Saffi: la partecipazione civile, l’emancipazione femminile, la cultura e l’attenzione alle nuove generazioni.
Tra le iniziative realizzate c’è anche il progetto per far conoscere Giorgina ai bambini attraverso un libro illustrato dedicato alla sua vita: l’associazione ha annunciato l’acquisto di centinaia di copie da destinare alle scuole, con l’obiettivo di avvicinare anche i più piccoli alla storia di questa importante protagonista del Risorgimento e del movimento femminile.
Gli appuntamenti da non perdere
L’attività dell’associazione prosegue anche nei prossimi giorni con importanti iniziative dedicate alla memoria risorgimentale.
Tra gli appuntamenti già annunciati c’è il Festival del Risorgimento di Forlì, in programma dall’11 al 27 settembre 2026 nel centro della città.

L’iniziativa è promossa da Risorgimento Repubblicano, Associazione Mozart Italia, Associazione Giorgina Craufurd Saffi e ANVRG – Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini, con il patrocinio di UNESCO, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Forlì-Cesena, Comune di Forlì e altri partner.
È un’occasione particolarmente interessante per chi visita Forlì in quel periodo: il festival porterà nel cuore della città incontri, cultura, musica e iniziative dedicate al Risorgimento, trasformando i luoghi che abbiamo attraversato in questo itinerario in un vero percorso di memoria viva.
Percorrere la Forlì risorgimentale ci dimostra che la storia con la “S” maiuscola non è fatta soltanto di grandi date astratte o di trattati diplomatici, ma del coraggio, delle idee e delle passioni di donne e uomini in carne e ossa.
Camminare per il centro di Forlì prestando attenzione alle targhe stradali trasformando una semplice passeggiata in una vera e propria caccia al tesoro della memoria. Ogni angolo rivela un dettaglio, ogni nome apre una finestra sulla nascita del nostro Paese.
Dove soggiornare
Se state programmando una visita in Romagna e desiderate esplorare Forlì con i giusti tempi, vi aspetto a Il Pozzo degli Aforismi, la mia locazione turistica situata nella prima campagna forlivese. Sarò felice di accogliervi e di fornirvi mappe, consigli e suggerimenti personalizzati per scoprire non solo questo percorso risorgimentale, ma tutti gli itinerari storici, artistici e gastronomici più autentici del nostro meraviglioso territorio.
Avete mai provato a esplorare una città leggendo esclusivamente i nomi delle sue strade? Quale tra i patrioti forlivesi vi affascina di più? Scrivetemelo nei commenti!