Locazione turistica a Forlì: vicino a tutto lontano dalla confusione
Porta Schiavonia: l’ultima sentinella di Forlì
Pubblicato il: 12 Giugno 2025 | Aggiornato il: 19 Giugno 2026 | di Barbara
Se ti trovi a Forlì e vuoi respirare la storia più autentica della città, Porta Schiavonia è una tappa imperdibile. Oggi silenziosa testimone del tempo, è l’unica sopravvissuta delle quattro porte che un tempo difendevano il centro cittadino, racchiuso entro poderose mura medievali.
Le altre tre porte storiche – Porta San Pietro, Porta Ravaldino e Porta Cotogni – furono purtroppo abbattute agli inizi del Novecento, insieme a gran parte delle mura cittadine, nel nome del progresso e dell’espansione urbana.
Le porte della città sono come i battiti del cuore: si aprono e si chiudono al ritmo della vita
Anonimo
Storia di Porta Schiavonia: un viaggio nel tempo
Porta Schiavonia non è solo un reperto architettonico: è un simbolo potente, capace di evocare epoche diverse, raccontare di guerre, commerci, viaggi e quotidianità contadina.
Fino a i primi del Novecento, Forlì era una vera a propria città fortificata, circondata da mura che ne delimitavano i confini e ne garantivano la sicurezza. Le quattro porte principali erano punti di accesso strategici, ognuna con una propria identità e funzione. Porta Schiavonia, situata all’ingresso occidentale della città lungo la Via Emilia, era un passaggio fondamentale per chi proveniva da Faenza e da Bologna.
L’evoluzione architettonica nei secoli
XIII Secolo: Prime testimonianze scritte, che la citano come punto di accesso a un borgo esterno.
1407: Il cardinale Cossa fa erigere una rocchetta difensiva (poi demolita nel 1413).
1556: Papa Paolo IV ordina la demolizione e la ricostruzione della porta in una posizione più strategica.
XVII Secolo: La porta assume l’attuale configurazione barocca. L’aspetto diventa monumentale ma armonioso, caratterizzato da un unico fornice centrale ad arco a tutto sesto, affiancato da lesene e decorazioni in stile classico.
Sopra l’arco, un’iscrizione latina e uno stemma cittadino ricordano la sua importanza strategica. Sul lato interno della porta, un tempo, si trovava la guardia cittadina, incaricata di controllare gli ingressi, riscuotere dazi e garantire la sicurezza.
Dettagli e curiosità su Porta schiavonia
Caratteristica
Descrizione
Stile Architettonico
Barocco con influenze classiche
Ubicazione
Lato Ovest di Forlì, termine di Corso Garibaldi (Via Emilia)
Origine del Nome
Legata ai mercanti della Schiavonia (regione storica tra Croazia e Slovenia)
Cosa vedere vicino
Via del Portonaccio (resti delle mura), Corso Garibaldi
Il nome Schiavonia potrebbe derivare dalla presenza di mercanti e viaggiatori provenienti dalla regione della Schiavonia, un’area storica che comprendeva parte dell’attuale Croazia e Slovenia. In epoca medievale, era comune che le porte cittadine prendessero il nome dalle comunità che le attraversavano frequentemente.
Oggi Porta Schiavonia è un piccolo gioiello architettonico: oltrepassandola, ci si immerge subito nel cuore del Borgo Schiavonia, lungo Corso Garibaldi, una delle strade più ricche di storia della città.
Rifugio di braccianti e lavoratori
Nel corso dei secoli, Porta Schiavonia è stata molto più di un semplice varco difensivo. Nei primi del ’900, nell’androne retrostante alla porta, trovavano riparo i braccianti agricoli che arrivavano dalle campagne per lavorare alla mietitura del grano e per prestare servizio presso lo zuccherificio Eridania.
Erano giornate dure, scandite dalla fatica e dalla speranza di guadagnare qualche soldo per mantenere la famiglia. Porta Schiavonia divenne così anche il simbolo dell’accoglienza semplice e popolare di una città contadina, abituata al lavoro e alla solidarietà.
Particolari porta Schiavonia: di Roberto Neri
Le antiche mura di Forlì: l’evoluzione urbana
Come molte città italiane, Forlì ha vissuto una profonda trasformazione urbanistica agli inizi del XX secolo. Sebbene la demolizione delle mura abbia modificato radicalmente il volto della città, il loro ricordo sopravvive oggi nei viali di circonvallazione.
Tuttavia, alcuni tratti della cinta muraria sono ancora visibili a pochi passi da Porta Schiavonia, su via Del Portonaccio. Questi resti testimoniano l’esistenza di tre diverse cerchie murarie storiche:
Prima cerchia (Alto Medioevo): Seguiva probabilmente il tracciato delle antiche fortificazioni romane.
Seconda cerchia (XII secolo): Edificata per rispondere alla crescita della città, includeva l’Abbazia di San Mercuriale.
Terza cerchia (XIII secolo): Sancì la suddivisione in borghi, molti dei quali ancora oggi riconoscibili nei quartieri della città.
l’immagine è di Perkele di Wikipedia in italiano – Trasferito da it.wikipedia su Commons., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=87035913
Il quartiere Schiavonia: la “Vecchia Forlì” è ancora viva
Oltrepassando la porta ci si immerge subito nel cuore del Borgo Schiavonia, lungo Corso Garibaldi. questo quartiere mantiene ancora oggi un carattere popolare e autentico. Qui si respira la “vecchia Forlì”; si possono ancora scorgere tracce dell’antica cinta muraria e alcuni edifici storici che resistono al tempo.
Una passeggiata in questo angolo della città ti permette di vedere la Forlì di una volta, fatta di cortili, botteghe e racconti tramandati di generazione in generazione.
Simbolo dell’alluvione e della rinascita
In tempi recenti, questo luogo ha legato il suo nome a una delle pagine più difficili della storia locale. Durante la devastante alluvione della Romagna del maggio 2023, le acque del fiume Montone esondarono proprio nei pressi della porta., mettendo in ginocchio interi quartieri e portando con sé vittime e dolore.
Porta Schiavonia divenne l’immagine simbolo della tragedia, segnando visivamente il confine tra la parte della città allagata e quella risparmiata. A memoria di quei giorni e del grande spirito di solidarietà comunitaria, è stato eretto il Monumento agli Angeli del Fango, dedicato ai migliaia di giovani volontari che aiutarono la popolazione a ripartire. Un segno tangibile di dolore, ma soprattutto di straordinaria resilienza.
Perché visitarla oggi?
Visitare questo monumento significa toccare con mano la storia di Forlì.
È un luogo che ha saputo attraversare i secoli trasformandosi senza perdere la propria identità. È l’ultimo frammento di un sistema difensivo che un tempo proteggeva l’intera città, oggi trasformato in monumento alla memoria alla solidarietà umana e alla speranza.
Il suo fascino discreto la rende anche un punto molto amato da chi cerca scatti fotografici suggestivi o momenti di contemplazione.
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